Covid19, un “unico biennio” fiscale per le partite Iva (sarebbe la soluzione)

– § – COVID19, UN “UNICO BIENNIO” FISCALE PER LE PARTITE IVA (SAREBBE LA SOLUZIONE) – § – 

Il caos fiscale appare evidente, le proroghe e le sospensioni “accatastate” l’una sull’altra non sono una condizione ideale, i flussi di cassa dal 18 maggio sono una incognita, le previsioni sanitarie sono inaffidabili e tutto deve conciliarsi con esigenze personali e familiari di piccoli e medi imprenditori, professionisti e lavoratori del settore: è tutto inumano

Sono moltissimi (troppi) gli italiani che si sono trovati e si trovano ancora immersi e sommersi in una fino ad oggi ignota e sconosciuta difficoltà economica a causa della pandemia Covid-19. Senza entrare nei dettagli, è sotto gli occhi di tutti il caos fiscale (e non solo) che ne è nato negli ultimi tre mesi. Lo Stato ha gestito questo periodo ancor peggio di come nel passato ha gestito le “ordinarie proroghe” alle quali siamo abituati da anni e causate solo ed esclusivamente da un continuo innesto di adempimenti che rendono gravoso il vivere da contribuente, rendono difficile l’attuazione di qualsiasi senso civico da parte di ogni cittadino, annientandone la volontà in tal senso, e certificano una testardaggine con la quale lo Stato italiano sembra voler esprimere (ed esprime) solo inutile e dannosa burocrazia, causa di una oppressione, anche economica.

Non è stato e non sarà facile per professionisti e imprese gestire e portare avanti tutti gli adempimenti che in Italia sono chiesti alle imprese e ai titolari di partita Iva in genere. Non siamo in presenza di una condizione normale, la situazione è straordinaria e occorre senso della realtà e semplicità delle decisioni, proprio rispetto alla situazione straordinaria. L’ingorgo creato (e quello in arrivo) inizia ad essere molto, troppo, intricato. Uno spostamento di scadenze e adempimenti, è certamente comprensibile all’inizio dell’emergenza, ma non più tollerabile dopo tre mesi, nel corso dei quali si poteva strutturare un piano organizzativo “umano”. Dando per nota la situazione, seppur complessa per molti, le sorprese e le perplessità non sono giunte solamente dai provvedimenti pervenuti, ma anche da quelli non pervenuti, come, ad esempio, prossime importanti scadenze non prorogate, come il pagamento delle imposte relative all’anno fiscale 2019 ancora posizionate al 30.06.2020, oppure, 31.07.2020, con maggiorazione.

Evitando qualsiasi commento sulle sorprendenti recenti affermazioni del Ministro dell’Economia, si ritiene che una (forse l’unica) possibile soluzione che potrebbe rendere tutto più “umano” è data dalla unificazione di due anni fiscali. Semplificando al massimo qualsiasi concetto e non elencando le moltissime scadenze che formano il complesso quadro posto a carico dei titolari di partita Iva, si ritiene che la soluzione dovrebbe passare da prendere in considerazione un unico anno fiscale composto dall’anno 2019 e 2020, estendendolo anche ad una unificazione anche in termini civilistici e giuslavoristici.

Provando a sviluppare alcune ipotesi, con l”obiettivo di ridurre al massimo la burocrazia, potremmo partire da:

  • congelamento totale di tutte le imposte sul reddito 2019 e 2020 (e quelle che ad esse sono collegabili, come i contributi INPS per artigiani e commercianti e gestione separata, oltre, ovviamente, ai professionisti che integrano i versamenti alle casse di previdenza private, ecc., ecc.);
  • versamento di un terzo acconto sull’anno 2019, basato sul 20% degli acconti di competenza sull’anno 2019, delle sole imposte sul reddito (IRPEF, Addizionali, IRES), ad esclusione dell’IRAP per la quale il saldo 2019 e primo acconto 2020 sono già stati eliminati;
  • mantenimento dei versamenti fissi di INPS per artigiani e commercianti;
  • una proroga (facoltativa) per l’approvazione dei bilanci delle società di capitali (fino a 50 milioni di fatturato Iva) al 31.10.2020;
  • la trasmissione (con PEC di un intermediario fiscale) entro il 31.10.2020 di bilanci (per contabilità ordinarie) e situazioni economiche (per le contabilità semplificate e altri regimi minori) preventivamente firmate con smart card dai titolari delle attività, per i soggetti obbligati a fare la dichiarazione dei redditi per l’anno di imposta 2019;
  • nel 2021 i Modelli Unici avranno i singoli quadri tradizionali suddivisi in due anni di imposta separati.2019 e 2020 e il contribuente persona fisica potrà scegliere (ove per lui conveniente) se unire i due risultati di ciascun anno e applicare le percentuali progressive e, per le società di capitali, i redditi potranno essere direttamente uniti applicando la percentuale prestabilita.

Tutto questo potrebbe anche consentire una immediata compensazione tra utili e perdite di esercizio per 2019 e 2020, semplificando la gestione di questo processo di “ripartenza” attualmente troppo complesso e, per certi versi, anche rischioso.

Ovvio, nessuna pretesa di perfezione, ma solo una bozza di indirizzo procedurale, le variabili, le sfumature, le precisazioni, le ulteriori proposte, ecc. potrebbero essere moltissime, ma importante sarebbe riflettere su una fusione di due anni che, a parere di chi scrive, è assolutamente necessaria, salvo che non si voglia lasciare tutto così e lasciare che aziende si indebitino e maturino sanzioni per mancati versamenti da carenza di liquidità…sarebbe comportamento alquanto vigliacco.

 

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