Configurazione di attività di impresa in caso di affitti brevi

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta all’interpello n. 373 del 10.09.2019, ha affermato che per stabilire se l’affitto breve gestito tramite il portale “Airbnb” configura attività d’impresa, è necessario fare riferimento al Codice Civile e al Tuir.
Pertanto, sotto il profilo tributario non ha rilevanza la normativa provinciale di Bolzano (L. 12/1995) che detta criteri restrittivi per individuare l’attività di affittacamere privato, stabilendo che “l’esercizio di affittacamere privato è possibile solo nel caso in cui non vengano stipulati più di 4 contratti di locazione all’anno per ogni camera o appartamento e purché non venga svolta un’attività di promozione (omissis)”. Tale normativa, secondo le Entrate, disciplina materie diverse e presenta diverse finalità rispetto al D.L. 50/2017 e dunque non si pone un problema di “sovrapposizione” tra disposizioni di livello diverso e di prevalenza di quella statale su quella locale. Piuttosto, si tratta di ambiti differenti.

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Licenza fiscale per la vendita di alcolici

L’art. 13 bis del D.L. 30.04.2019, n. 34 ha ripristinato l’originario campo di applicazione dell’art. 29, c. 2 del D. Lgs. 504/1995, oggetto di parziale abrogazione a opera dell’art. 1, c. 178 della legge 124/2017. Tale ultima disposizione aveva previsto l’esclusione degli esercizi pubblici, di quelli di intrattenimento pubblico, degli esercizi ricettivi e dei rifugi alpini dall’obbligo di denuncia di attivazione e dalla correlata licenza rilasciata dall’Ufficio delle dogane, consentendo ai menzionati esercenti di non essere più censiti dall’Agenzia delle Dogane.
La reviviscenza della piena operatività della norma già contenuta nel c. 2 dell’art. 29 del D. Lgs. 504/1995, cui il legislatore si è determinato dopo il breve periodo di vigenza della suddetta semplificazione tributaria, denota l’intento di soddisfare esigenze di interesse pubblico di carattere ricognitivo dei soggetti economici operanti nei comparti interessati, ricadenti in un settore d’imposta ad elevata tassazione. A seguito della reintroduzione della denuncia fiscale per la vendita dei prodotti alcolici la Direzione Accise ha fornito chiarimenti sugli effetti giuridici determinati dall’evoluzione del richiamato quadro normativo, relativamente a situazioni soggettive già costituitesi, con la nota protocollo 20.09.2019, n. 131411.

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Omesso versamento contributi previdenziali: si può non fallire

Non si può condannare l’imprenditore che non versa i contributi previdenziali senza considerare che i suoi clienti importanti sono falliti e che, per l’effetto, ciò conduce la sua stessa azienda al concordato preventivo e alla dichiarazione d’insolvenza.
L’imputato, infatti, per essere scriminato non lamenta una semplice crisi di liquidità, ma una vera e propria impossibilità assoluta ad adempiere (Cassazione, terza sezione penale, sentenza n. 36278 del 21.08.2019)

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Contributi Inps per socio di Srl

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23790/2019, ha affermato che il socio della Srl che non presta la propria attività in via abituale e prevalente non è obbligato al versamento in percentuale dei contributi all’Inps.
La Corte ha precisato che i contributi sono dovuti dai soci di società a responsabilità limitata esclusivamente ove essi partecipino al lavoro dell’azienda con carattere di abitualità e prevalenza. Diversamente, la sola partecipazione a società di capitali, non accompagnata dalla relativa iscrizione contributiva da parte del socio e senza che emerga lo svolgimento di attività prevalente ed abituale all’interno dell’azienda, non obbliga al versamento.
La decisione, che ribadisce un recente precedente (Cassazione n. 21540/2019), è molto rilevante in quanto si tratta di una questione particolarmente controversa che determinava la pretesa (da parte dell’Inps) quasi automatica dei contributi nei confronti di tutti i soci di srl, a prescindere dalla loro concreta attività lavorativa.
Nel sito dell’Inps, infatti, è chiaramente precisato che se il contribuente ha una partecipazione in srl, occorre sommare all’imponibile Inps anche la parte del reddito d’impresa dichiarato dalla società ai fini fiscali ed attribuibile al socio in ragione della quota di partecipazione agli utili, prescindendo dalla destinazione che l’assemblea ha riservato a detti utili.

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Doveri del Cda nel monitoraggio della crisi

Il Codice della crisi e l’orientamento giurisprudenziale, in un’ottica di aumento dei doveri di vigilanza in capo agli amministratori, prevede che la tempestiva segnalazione della crisi all’organo amministrativo dell’Ocri consenta di esonerare gli organi di controllo e la società di revisione della responsabilità solidale per le azioni e omissioni successive.
Lo stesso principio vale per gli amministratori, a patto che le azioni e omissioni non siano conseguenza diretta di decisioni assunte prima della segnalazione; rispondono anche l’attestatore e l’advisor dei piani di risanamento.

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Rapporto di subordinazione e ruolo di amministratore di società

L’Inps, con il messaggio n. 3359 del 17.09.2019, si è espresso sul rapporto di subordinazione con il ruolo di amministratore o socio di società.
L’Istituto ha evidenziato che la carica di amministratore (o presidente) non è incompatibile con lo status di lavoratore subordinato. Le 2 posizioni possono coesistere a patto che la persona sia soggetta alle direttive e alle decisioni dell’organo collegiale.
La situazione è differente per l’amministratore unico della società: tale organo è detentore del potere di esprimere da solo la volontà propria dell’ente sociale e, quindi, non può assumere anche la posizione di lavoratore dipendente della stessa società.

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Trattamento fiscale e contabile delle sanzioni

La Cassazione, con sentenza n. 16561/2017 e n. 19702/2011, ha affermato che le penalità per ritardata consegna alla clientela sono deducibili dal reddito di impresa in quanto, avendo natura di patto accessorio del contratto, inidoneo a interrompere il nesso sinallagmatico, non hanno finalità sanzionatorie ma, assolvendo la funzione di rafforzare il vincolo negoziale e predeterminare la misura risarcitoria in caso di inadempimento, sono inerenti all’attività d’impresa.
Ai fini contabili, essendo stata eliminata la sezione straordinaria del conto economico, le sanzioni amministrative e civili devono essere iscritte nella voce B.14 dello stesso, in quanto l’Oic ne ha espressamente individuato la collocazione, includendovi gli oneri per multe, ammende e penalità originate da eventi estranei alla gestione, imprevedibili e occasionali.

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Indici della crisi personalizzati dalle imprese

Oltre agli indici della crisi predisposti dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, attualmente in attesa dell’approvazione del Ministero dello Sviluppo Economico, vi è la possibilità per le imprese di predisporre indici personalizzati, maggiormente adeguati alle proprie caratteristiche, che devono essere valutati e attestati come idonei da un professionista indipendente. Tale possibilità dovrà essere riportata nella nota integrativa del bilancio con le motivazioni della scelta e l’esplicitazione degli indicatori che saranno ritenuti idonei a far ragionevolmente presumere la sussistenza del suo stato di crisi.
Tuttavia, l’attestazione del professionista indipendente produce effetti solo dall’esercizio successivo e, quindi, non risulta chiaro come sarà possibile derogare fin dal 15.08.2020 all’applicazione degli indicatori standard della crisi.

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Punteggio Isa, variabili critiche e assenza di accertamenti automatici

La circolare n. 20/E/2019 della Entrate ha affermato che l’attribuzione di un punteggio compreso tra 6 e 7,99 non comporta controlli automatici, precisando che il dato da valutare è quello finale attributo dal software al contribuente senza prendere in considerazione il valore dei singoli indicatori che compongo l’Isa. Pertanto, nel caso in cui un contribuente abbia un punteggio Isa pari a 6.96 (compensi per addetto 10; valore aggiunto per addetto 5.43; reddito per addetto 5.46), non avranno autonoma rilevanza gli indicatori che presentano, singolarmente un valore inferiore a 6.
Sul punto va poi evidenziato che non vi è alcun automatismo di inserimento della singola posizione nelle liste di controllo per i contribuenti ai quali viene attributo un voto complessivo pari od inferiore a 6, poiché tali liste vengono formate non solo in relazione al punteggio maturato negli Isa, ma anche con la presenza di altri segnali sintomatici di una possibile evasione presenti in anagrafe
Fra i commercialisti, alcuni risultati appaiono particolarmente bassi in quanto gli indicatori di affidabilità sono solo 3, mentre quelli di anomalia sono ben 75. Il punteggio finale, infatti, è una media tra gli indicatori di affidabilità, che contribuiscono ad alimentare positivamente l’esito finale, e quelli di anomalia che, anche se partecipano al calcolo finale solo quando l’anomalia è presente, di fatto deprimono il risultato.
L’Unione nazionale giovani dottori commercialisti segnala che molti studi con contratti annuali a forfait con i clienti stanno incontrando difficoltà, in quanto accade che gli Isa segnalino un’anomalia dando un punteggio 1 perché il compenso medio dell’attività di compilazione dei modelli dichiarato è inferiore alla soglia. In questi casi, gli esperti suggeriscono di scorporare dal forfait una quota per il modello redditi e riproporzionare il contratto.

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Bozza degli indici di allerta per la crisi d’impresa

Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ha predisposto la bozza contenente i parametri che possono condurre allo stato di crisi. 7 parametri da considerare.
Il primo è rappresentato dal patrimonio netto negativo per effetto delle perdite d’esercizio, anche cumulate.
Diversamente, a fronte di un patrimonio netto positivo, costituisce indice di crisi la presenza di un “Dscr” (Debt service coverage ratio) a 6 mesi inferiore a 1.
Il “Dscr” è rappresentato dal rapporto tra i flussi di cassa liberi previsti nei 6 mesi successivi, che sono disponibili per il rimborso dei debiti scadenti nello stesso arco temporale. Valori di questo indice superiori a 1, rendono evidente la capacità prospettica di sostenibilità dei debiti su un orizzonte di 6 mesi.
Ulteriormente, se il patrimonio netto è positivo e se il Dscr non è disponibile oppure è ritenuto non sufficientemente affidabile, si adottano altri 5 indici, con soglie diverse a seconda del settore di attività:

  • indice di sostenibilità degli oneri finanziari, ossia il rapporto tra gli oneri finanziari e il fatturato;
  • indice di adeguatezza patrimoniale, ossia il rapporto tra patrimonio netto e debiti totali;
  • indice di ritorno liquido dell’attivo, ossia il rapporto tra cash flow e attivo;
  • indice di liquidità, ossia il rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine;
  • indice di indebitamento previdenziale e tributario, costituito dal rapporto tra l’indebitamento previdenziale-tributario e l’attivo.
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