Nuove caratteristiche tecniche per la fattura elettronica tramite sito Agenzia Entrate

L’aggiornamento del software di compilazione della fattura elettronica dell’Agenzia delle Entrate ha confermato che:

  • se il cliente richiede di ricevere la fattura elettronica al proprio indirizzo PEC (anche se diverso da quello legale registrato in INIPEC), l’emittente dovrà indicare nel codice destinatario il codice convenzionale “0000000” e nel campo “PECDestinatario” l’indirizzo pec scelto dal cliente;
  • è possibile utilizzare il codice destinatario “XXXXXXX” per comunicare i dati delle fatture emesse verso i soggetti non residenti, così da essere esonerati dall’esterometro;
  • si può indicare il codice Nazione “OO” nel campo “IdPaese” per i Paesi extracomunitari.
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Differenza tra verifica e controllo fiscale e relativa durata

Nell’ordinamento italiano non esiste, dal punto di vista strettamente legislativo, una definizione normativa di “verifica fiscale” e di “controllo”.
Nella prassi, quando si parla di accessi, ispezioni e verifiche si fa riferimento a interventi da parte del personale militare o civile; quando si parla di controlli ci si riferisce ad attività svolte “a tavolino” nell’ufficio impositore.
La disciplina delle verifiche nei locali del contribuente è contenuta nell’art.12, c.5 dello Statuto del contribuente, il quale prevede che le verifiche non possono durare più di 30 giorni, prorogabili di ulteriori 30, se effettuate nei confronti di soggetti in contabilità ordinaria; per i soggetti in contabilità semplificata o lavoratori autonomi il tempo massimo previsto è di 15 giorni, prorogabili di ulteriori 15.
In entrambi i casi, ai fini del computo dei giorni lavorativi, devono essere considerati i giorni di effettiva presenza degli operatori civili o militari dell’amministrazione finanziaria presso la sede del contribuente.

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Numerazione delle fatture elettroniche

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito come individuare la data di emissione da inserire nella fattura elettronica, in particolare con la risposta all’interpello n. 389/2019. Tuttavia, non è ancora stata precisata su quale delle 3 date (data di emissione, data di predisposizione e data di effettuazione dell’operazione) ci si deve basare per effettuare una corretta numerazione.
Quando la fattura era cartacea, infatti, non vi erano dubbi: il numero della fattura era collegato con la data della sua emissione.
Oggi la situazione è diversa perché nella fattura viene indicata la data di effettuazione dell’operazione, che può essere diversa – anche per le fatture immediate – dalla data in cui viene predisposto il documento in formato Xml e dalla data in cui tale file viene trasmesso al Sistema di Interscambio (Sdi).
L’unica soluzione possibile, per ora, è agganciare la numerazione alla data di effettuazione dell’operazione. In questo modo, però, si dovrà tenere in debito conto dei termini dilatori consentiti per predisporre la fattura e per la sua trasmissione. Potrebbe accadere ad esempio che una cessione effettuata il 20.09, per la quale sia emessa fattura immediata il 27.09, abbia una numerazione più bassa rispetto a una vendita realizzata il 15.09 (quindi prima), ma per la quale il cedente ha compilato il Ddt ed emette la fattura differita il 5.10.
In presenza di fatture immediate e differite appare opportuno adottare registri sezionali che siano in grado di garantire una corretta cronologia delle operazioni (senza “incrociare” immediate e differite).

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Isee precompilato

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 4.10.2019 il D.M. Lavoro 9.08.2019, che aggiunge un ulteriore tassello per il debutto dell’Isee precompilato. Il diretto interessato accederà alla dichiarazione sostitutiva unica (il documento di base dal quale è elaborato l’Isee) tramite credenziali Inps o dell’Agenzia delle Entrate o identità Spid almeno di secondo livello.
In presenza di altri componenti del nucleo familiare si dovrà fornire ulteriori informazioni, su reddito e patrimonio, necessarie anche in riferimento al titolare della richiesta se sarà inoltrata tramite un Caf. Presso lo Studio Comparini % Russo, è operativa la società Professional Group srl-Ufficio Autorizzato 730-Caf Cgn spa.

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Adesione al servizio di consultazione fatture elettroniche

L’Agenzia delle Entrate ha ricordato, sul proprio sito Internet, che il 31.10.2019 scade il termine per aderire al servizio gratuito di consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche e delle relative copie.
Dopo tale data, in caso di mancata sottoscrizione del servizio, non sarà più possibile consultare i file in quanto saranno cancellati. Dal 1.11.2019, l’Agenzia delle Entrate conserverà solo i dati fattura fiscalmente rilevanti, ad eccezione di quelli indicati nella lett. g), c. 2 dell’art. 21 Dpr 633/1972, fino al 31.12 dell’8° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi cui gli stessi si riferiscono.
In caso di adesione, invece, l’Agenzia memorizzerà i file delle fatture elettroniche rendendoli disponibili al soggetto aderente e conservandoli interamente fino al 31.12 del 2° anno successivo a quello di ricezione da parte del Sistema di interscambio.

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Configurazione di attività di impresa in caso di affitti brevi

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta all’interpello n. 373 del 10.09.2019, ha affermato che per stabilire se l’affitto breve gestito tramite il portale “Airbnb” configura attività d’impresa, è necessario fare riferimento al Codice Civile e al Tuir.
Pertanto, sotto il profilo tributario non ha rilevanza la normativa provinciale di Bolzano (L. 12/1995) che detta criteri restrittivi per individuare l’attività di affittacamere privato, stabilendo che “l’esercizio di affittacamere privato è possibile solo nel caso in cui non vengano stipulati più di 4 contratti di locazione all’anno per ogni camera o appartamento e purché non venga svolta un’attività di promozione (omissis)”. Tale normativa, secondo le Entrate, disciplina materie diverse e presenta diverse finalità rispetto al D.L. 50/2017 e dunque non si pone un problema di “sovrapposizione” tra disposizioni di livello diverso e di prevalenza di quella statale su quella locale. Piuttosto, si tratta di ambiti differenti.

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Licenza fiscale per la vendita di alcolici

L’art. 13 bis del D.L. 30.04.2019, n. 34 ha ripristinato l’originario campo di applicazione dell’art. 29, c. 2 del D. Lgs. 504/1995, oggetto di parziale abrogazione a opera dell’art. 1, c. 178 della legge 124/2017. Tale ultima disposizione aveva previsto l’esclusione degli esercizi pubblici, di quelli di intrattenimento pubblico, degli esercizi ricettivi e dei rifugi alpini dall’obbligo di denuncia di attivazione e dalla correlata licenza rilasciata dall’Ufficio delle dogane, consentendo ai menzionati esercenti di non essere più censiti dall’Agenzia delle Dogane.
La reviviscenza della piena operatività della norma già contenuta nel c. 2 dell’art. 29 del D. Lgs. 504/1995, cui il legislatore si è determinato dopo il breve periodo di vigenza della suddetta semplificazione tributaria, denota l’intento di soddisfare esigenze di interesse pubblico di carattere ricognitivo dei soggetti economici operanti nei comparti interessati, ricadenti in un settore d’imposta ad elevata tassazione. A seguito della reintroduzione della denuncia fiscale per la vendita dei prodotti alcolici la Direzione Accise ha fornito chiarimenti sugli effetti giuridici determinati dall’evoluzione del richiamato quadro normativo, relativamente a situazioni soggettive già costituitesi, con la nota protocollo 20.09.2019, n. 131411.

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Omesso versamento contributi previdenziali: si può non fallire

Non si può condannare l’imprenditore che non versa i contributi previdenziali senza considerare che i suoi clienti importanti sono falliti e che, per l’effetto, ciò conduce la sua stessa azienda al concordato preventivo e alla dichiarazione d’insolvenza.
L’imputato, infatti, per essere scriminato non lamenta una semplice crisi di liquidità, ma una vera e propria impossibilità assoluta ad adempiere (Cassazione, terza sezione penale, sentenza n. 36278 del 21.08.2019)

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Contributi Inps per socio di Srl

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23790/2019, ha affermato che il socio della Srl che non presta la propria attività in via abituale e prevalente non è obbligato al versamento in percentuale dei contributi all’Inps.
La Corte ha precisato che i contributi sono dovuti dai soci di società a responsabilità limitata esclusivamente ove essi partecipino al lavoro dell’azienda con carattere di abitualità e prevalenza. Diversamente, la sola partecipazione a società di capitali, non accompagnata dalla relativa iscrizione contributiva da parte del socio e senza che emerga lo svolgimento di attività prevalente ed abituale all’interno dell’azienda, non obbliga al versamento.
La decisione, che ribadisce un recente precedente (Cassazione n. 21540/2019), è molto rilevante in quanto si tratta di una questione particolarmente controversa che determinava la pretesa (da parte dell’Inps) quasi automatica dei contributi nei confronti di tutti i soci di srl, a prescindere dalla loro concreta attività lavorativa.
Nel sito dell’Inps, infatti, è chiaramente precisato che se il contribuente ha una partecipazione in srl, occorre sommare all’imponibile Inps anche la parte del reddito d’impresa dichiarato dalla società ai fini fiscali ed attribuibile al socio in ragione della quota di partecipazione agli utili, prescindendo dalla destinazione che l’assemblea ha riservato a detti utili.

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Doveri del Cda nel monitoraggio della crisi

Il Codice della crisi e l’orientamento giurisprudenziale, in un’ottica di aumento dei doveri di vigilanza in capo agli amministratori, prevede che la tempestiva segnalazione della crisi all’organo amministrativo dell’Ocri consenta di esonerare gli organi di controllo e la società di revisione della responsabilità solidale per le azioni e omissioni successive.
Lo stesso principio vale per gli amministratori, a patto che le azioni e omissioni non siano conseguenza diretta di decisioni assunte prima della segnalazione; rispondono anche l’attestatore e l’advisor dei piani di risanamento.

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