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La detrazione Iva sugli acquisti per fatture di fine anno

La nuova formulazione dell’art. 25, c. 1 del D.P.R. 633/1972 (a seguito delle modifiche introdotte dall’art. 2, c. 2 D.L. 50/2017) prevede che la fattura debba essere annotata in apposito registro anteriormente alla liquidazione periodica nella quale è esercitato il diritto alla detrazione della relativa imposta e, comunque, entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno.
Il dettato di tale disposizione deve essere coordinato con la nuova formulazione dell’art. 19, c. 1 del D.P.R. 633/1972, che ammette l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti o sulle importazioni al più tardi con la dichiarazione Iva relativa all’anno in cui il diritto è sorto.

OPERATIVITA’ NEL CORSO DELL’ANNO DI IMPOSTA
Al fine di evitare che chi riceve la fattura subisca il pregiudizio finanziario derivante dall’allungamento dei tempi di emissione della fattura elettronica, l’art. 14 del D.L. 119/2018 ha stabilito che entro il giorno 16 di ciascun mese (ovvero lo stesso termine per l’autoliquidazione Iva) possa essere esercitato il diritto alla detrazione dell’Iva relativa ai documenti di acquisto che sono ricevuti e annotati entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.
Pertanto, a titolo di esempio nel caso di un acquisto di beni effettuato nel mese di marzo (per cui il diritto alla detrazione sorge in tale mese), con fattura ricevuta in data 10 aprile, l’acquirente potrà esercitare la detrazione, previa registrazione della fattura entro il 15 aprile, con la liquidazione mensile relativa al mese di marzo (entro il 16 aprile).

ATTENZIONE – Tale regola, però, non si applica alle fatture “a cavallo d’anno”.

OPERATIVITA’ ALLA FINE DELL’ANNO DI IMPOSTA
La modalità sopra descritta ed attuata nel corso dell’anno, non è però ammessa per le operazioni effettuate in un anno d’imposta le cui fatture di acquisto siano ricevute nell’anno successivo. In tale circostanza l’imposta deve essere detratta nell’anno di ricezione del documento. Pertanto, l’Iva relativa ad un acquisto di beni effettuato nel mese di dicembre 2019 potrà essere portata in detrazione nella liquidazione di dicembre soltanto nel caso in cui la fattura sia ricevuta e registrata entro tale mese. Tale fattura può comunque essere annotata entro il 30.04.2020 (termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa al 2019), in un’apposita sezione del registro Iva acquisti relativo alle fatture ricevute nel 2019. In questo caso l’Iva a credito andrà a confluire nel saldo della dichiarazione Iva relativa al 2019 (Dichiarazione annuale Iva 2020).

DEFINIZIONE DI “RICEZIONE FATTURA”
• Fattura elettronica: la data di ricevimento è certificata dall’esito di ricezione SDI.
• Fattura cartacea (es.: minimi, forfettari, ecc.): secondo la C.M.1/2018 è sufficiente provare la ricezione del documento tramite la “corretta tenuta dalla contabilità”.

SCHEMA DI RIEPILOGO (Fonte: Sistema Ratio)

ESIGIBILITA’/DATA FATTURA RICEZIONE FATTURA REGISTRAZIONE DETRAZIONE
Marzo 2020 10.04.2020 15.04.2020 16.04.2020 (liquidazione marzo 2020)
Dicembre 2019 31.12.2020 31.12.2020 16.01.2020 (liquidazione dicembre 2019)
Dicembre 2019 09.01.2020 09.01.2020 16.02.2020 (liquidazione gennaio 2020)
Dicembre 2019 31.12.2019 09.01.2020 30.04.2020 (dichiarazione Iva e apposito registro sezionale)

ESEMPI (Fonte: Sistema Ratio)

Fattura 2019 ricevuta nel 2019
Registrazione 2019
Si ponga il caso di un imprenditore (che effettua le liquidazioni dell’imposta mensilmente) che acquisti dei beni il 20.12.2019, con consegna della merce ed emissione dalla relativa fattura ricevuta nello stesso mese. L’imposta a credito, relativa a tale cessione di beni, confluirà, previa registrazione della fattura di acquisto nel 2019, nella liquidazione Iva relativa al mese di dicembre 2019 (da eseguire entro il 16.01.2020), dal momento che nel mese di dicembre:
1) i beni sono stati consegnati;
2) la fattura è stata ricevuta e registrata dal soggetto passivo cessionario.

Registrazione 2020
Il medesimo soggetto, che avendo ricevuto la fattura relativa allo stesso acquisto entro il 31.12.2019 non abbia annotato la stessa nel 2019, potrà registrare il documento contabile, al più tardi, entro il 30.04.2020 (termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno 2019) in un’apposita sezione del registro Iva degli acquisti(1) relativo a tutte le fatture ricevute nel 2019.
Il credito Iva concorrerà a formare il saldo della dichiarazione annuale Iva relativa al 2019.

Fattura 2019 ricevuta nel 2020
Registrazione 2020
Nell’ipotesi in cui il soggetto passivo – avendo acquistato e pagato servizi nel mese di dicembre 2019 – riceva la fattura (emessa nel 2019) il 2.01.2020, potrà esercitare il diritto alla detrazione, previa registrazione della stessa, nella liquidazione relativa al mese di gennaio 2020, da effettuarsi entro il 16.02.2020 (pur nel rispetto delle condizioni cui il diritto alla detrazione era assoggettato nel 2019).

Registrazione 2021
Il medesimo imprenditore in relazione allo stesso acquisto potrà detrarre l’imposta a credito mediante registrazione di tale documento contabile, al più tardi, entro il 30.04.2021.
Nel caso in cui tale documento sia registrato nel corso del 2020, l’imposta in esso evidenziata concorrerà alla liquidazione periodica relativa allo stesso mese; qualora, invece, si effettui la registrazione del documento, ad esempio, in data 23.04.2021, detta registrazione dovrà essere effettuata in un’apposita sezione del registro Iva degli acquisti (1) relativo a tutte le fatture ricevute nel 2020; ciò al fine di far concorrere la relativa Iva a credito alla determinazione del saldo d’imposta risultante dalla dichiarazione annuale Iva relativa al 2020, da presentare entro il 30.04.2021.
Nota (1) Resta ferma la possibilità per ciascun soggetto passivo di adottare soluzioni gestionali e informatiche diverse dall’annotazione nel registro Iva sezionale, a condizione che le stesse garantiscano tutti i requisiti richiesti per una corretta tenuta della contabilità, consentendo, altresì, un puntuale controllo nel tempo da parte dell’Amministrazione finanziaria.

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Beni in comodato

Il contratto di comodato in generale è disciplinato dall’art. 1803 C.C., che lo qualifica come il contratto con il quale una parte (comodante) consegna all’altra (comodatario) una cosa mobile o immobile affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo della restituzione.
Per il soggetto comodante, i beni concessi in comodato devono essere rilevati secondo le regole ordinarie previste per i beni in proprietà e devono, quindi, essere classificati in base alla loro destinazione; inoltre il comodante deve dare notizia dell’operazione nella nota integrativa. I beni concessi in comodato e classificati tra le immobilizzazioni materiali sono oggetto delle regole di cui all’Oic 16, in base al quale le immobilizzazioni con utilizzo limitato nel tempo devono essere ammortizzate secondo l’art. 2426, cc. 1 e 2 c.c., ossia facendo riferimento, per il coefficiente di ammortamento, all’attività esercitata dal comodante.
Il comodatario non sottopone il bene ricevuto al processo di ammortamento, ma può rilevare le eventuali spese sostenute dirette alla manutenzione o al miglioramento dei beni ricevuti.
Ai fini fiscali, per i beni in comodato è necessario fare riferimento ai principi di inerenza e strumentalità per la deduzione dei relativi costi

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Sequestro della contabilità aziendale e principio di proporzionalità

Secondo la Cassazione (sentenza n. 43556/2019), non sarà più possibile sequestrare tutta la contabilità aziendale o comunque una massa indiscriminata di documenti sull’attività dell’impresa per esigenze probatorie, poiché tale comportamento viola il principio di proporzionalità che deve ispirare l’azione degli inquirenti anche quando la misura colpisce un sistema informatico.

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Corrispettivi telematici, chiarimenti e indicazioni

Nel corso di un incontro tra operatori e Agenzia delle Entrate, che si è tenuto il 23.10.2019, è emerso che è previsto l’invio delle lettere di compliance per gli operatori (oltre i 400.000 euro di volume d’affari) che non hanno trasmesso i dati dei corrispettivi telematici, il cui obbligo è entrato in vigore lo scorso 1.07.2019.
Inoltre, è in corso di valutazione la possibilità di sfruttare il credito d’imposta per l’acquisto/aggiornamento dei registratori telematici anche ai forfettari (che non sono tenuti alle liquidazioni Iva).
È emerso che, nel periodo di moratoria semestrale, i soggetti con più punti vendita, diversamente dislocati sul territorio, possono avvalersi sia della trasmissione dei corrispettivi con RT, sia delle procedure di “recupero” e trasmissione previste dal provvedimento Agenzia delle Entrate 4.07.2019.
È altresì prevista la possibilità di annullare l’invio dei dati, erroneamente digitati, solo prima della trasmissione.
Infine, in caso di trasferta del dipendente e in presenza di documento commerciale non intestato al datore di lavoro o al dipendente, se ricorrono determinate cautele, come l’annotazione della spesa nella contabilità dell’azienda, è consentita la deduzione del costo sostenuto dal datore di lavoro.
Secondo l’Agenzia delle Entrate (risposta all’interpello n. 419/2019), al pagamento con buoni pasto deve sempre seguire l’emissione dello scontrino elettronico da parte dell’esercente anche se in seguito sarà emessa una fattura elettronica riepilogativa nei confronti della società emettitrice dei buoni pasto.
In risposta all’interpello n. 420/2019, invece, è stato precisato che il commerciante che liquida l’imposta con il metodo della ventilazione dei corrispettivi può evitare di indicare nello scontrino elettronico le singole aliquote applicate, ma sarà necessario inserire il codice natura N6 “AL-Altro non Iva”.
L’art. 22, c. 1 D.P.R. 633/1972 consente di evitare l’acquisto del registratore di cassa telematico o il suo adattamento nel caso in cui il commerciante al minuto emetta sempre la fattura per l’operazione di vendita in luogo dello scontrino fiscale. L’avvento della fattura elettronica non ha modificato, infatti, le diposizioni normative, ma ha solo convertito il formato in cui il documento fiscale deve essere emesso, passando da analogico a digitale.

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Supplemento Speciale Circolare Aggiornamento per Clienti dello Studio: “GUIDA AGLI ADEGUATI ASSETTI ORGANIZZATIVI-AMMINISTRATIVI-CONTABILI E ALLA CRISI D’IMPRESA””

GUIDA AGLI ADEGUATI ASSETTI ORGANIZZATIVI-AMMINISTRATIVI-CONTABILI E ALLA CRISI D’IMPRESA

Prossimo l’invio del Supplemento Speciale alla Circolare di Aggiornamento Mensile per i Clienti dello Studio. Approfondimenti tematici su “adeguamento assetti organizzativi-amministrativi-contabili e crisi di impresa“:

  • PREMESSA
  • QUALI COMPORTAMENTI ASSUMERE PER ADEGUARSI?
  • L’ADEGUATO ASSETTO ORGANIZZATIVO-AMMINISTRATIVO-CONTABILE: COS’E’ E CHI DEVE APPLICARLO?
    • Adeguato assetto organizzativo-amministrativo-contabile
      • Definizione
      • Profili operativi e caratteristiche
    • La misurazione delle performance aziendali
  • LA PROCEDURA DI ALLERTA ED I SOGGETTI COINVOLTI NEL NUOVO CODICE DELLA CRISI D’IMPRESA
  • GLI INDICATORI DELLO “STATO DI CRISI” E LA PROSPETTIVA DI CONTINUITA’ AZIENDALE
  • GLI INDICI (PROVVISORI) PER LA VERIFICA DELLA CRISI DI IMPRESA
  • CONCLUSIONI

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La Circolare di Aggiornamento Mensile trasmessa a tutti i Clienti dello Studio Comparini & Russo è stata istituita nel 1999 e da allora ha costantemente ottenuto l’apprezzamento di molti nostri consolidati Clienti e di altre organizzazioni ed istituzioni. Inizialmente predisposta come forma di consulenza e aggiornamento a pagamento a favore dei Clienti aderenti a tale modalità di supporto, da alcuni anni la Circolare è trasmessa a tutti i Clienti in forma gratuita ampliando così i vantaggi ed i benefici a favore degli stessi Clienti e agevolandoli nel ricevere aggiornamenti ed informazioni continue, costanti e tempestive.

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Sanzioni per mancata trasmissione degli scontrini telematici

Per effetto delle disposizioni contenute nel D.Lgs 127/2015, le sanzioni previste in caso di mancata memorizzazione o di omissione della trasmissione degli scontrini fiscali sono pari al 100% dell’imposta non documentata. In sostanza, se i corrispettivi non vengono memorizzati, si applica senz’altro la sanzione del 100% (dell’imposta relativa all’imponibile non memorizzato), mentre non dovrebbe trovare applicazione la penalità del 100% per il conseguente omesso invio dei dati (trattandosi di inadempimento conseguente alla mancata memorizzazione).
Tuttavia, se i corrispettivi vengono memorizzati, ma non viene effettuato l’invio dei dati (entro i 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione) trova comunque applicazione la sanzione del 100%. Penalità che tuttavia non può essere irrogata, per il primo semestre dell’obbligo, se la trasmissione viene effettuata entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione (fermi restando i termini ordinari di liquidazione dell’imposta).

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Sanzioni automatiche per imposta di bollo su fatture elettroniche

Il decreto fiscale (D.L. 124/2019) ha previsto, per i contribuenti che ritardano, omettono o versano meno di quanto dovuto di imposta di bollo sulle fatture elettroniche, che, dal 1.01.2020, l’Agenzia delle Entrate comunichi loro l’importo dovuto, comprensivo di sanzione ridotta e interessi (avviso bonario). Se poi, dopo 30 giorni, tale somma non è stata versata, questa sarà iscritta a ruolo a titolo definitivo.
La sanzione ordinaria, del 30%, sarà ridotta a 1/3, e quindi al 10%.Nei casi in cui i dati indicati nelle fatture non siano sufficienti per la ri-liquidazione automatica del bollo, resta applicabile, la sanzione dal 100 al 500% dell’imposta e la solidarietà del destinatario del documento, superabile solo mediante regolarizzazione nei 15 giorni dal ricevimento della fattura irregolare.
Gli importi richiesti con avviso bonario terranno conto anche dell’eventuale imposta non dichiarata in fattura, ma liquidabile con specifica procedura automatizzata, in funzione dei dati ricavabili dal documento. Questo potrà accadere, ad esempio, per una fattura contente importi esenti da Iva (ex articolo 10, Dpr 633/1972) superiore a 77,47 euro, ovvero che contiene l’addebito di spese anticipate (articolo 15 del decreto Iva) oltre tale soglia. La procedura sarà infatti in grado di rilevare la mancata “applicazione” del bollo incrociando la natura dell’operazione (rispettivamente N4 e N1) e l’importo addebitato.
Diversamente, non dovrebbe riuscire a operare l’integrazione nell’ipotesi di non imponibilità (codice N3), dato che l’operazione potrebbe essere esente da imposta di bollo (nel caso di cessioni all’esportazione), oppure soggetta a bollo (per le cessioni verso esportatori abituali).
Le nuove disposizioni si applicheranno solo alle fatture inviate tramite Sdi dal 1.1.2020 e, pertanto, per i documenti cartacei e per quelli elettronici extra Sdi continuerà a valere la disciplina ordinaria.

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Gli argomenti della Circolare di Aggiornamento Mensile per i Clienti dello Studio

E’ in corso di trasmissione la Circolare di Aggiornamento Mensile per i Clienti dello Studio.
Questo mese approfondimenti tematici su:

  • NOTIZIARIO IN BREVE
  • APPROFONDIMENTO “IMPRESA”
    • CONTROLLI FISCALI – PARTONO GLI INCROCI TRA ESTEROMETRO, FATTURE ELETTRONICHE E LIPE
    • CORRISPETTIVI TELEMATICI – I RECENTI CHIARIMENTI DELL’AGENZIA
    • SCARTO FATTURE ELETTRONICHE – LA GESTIONE
    • DICHIARAZIONI D’INTENTO – NOVITA’ DAL 2020
    • COLLEGATO FISCALE – IMPORTANTI E COMPLICATE NOVITA’ PER I CONTRIBUENTI
  • APPROFONDIMENTO “LAVORO”
    • GARANTE PRIVACY – AUTORIZZAZIONE A TRATTARE DATI SENSIBILI
    • LUOGHI DI LAVORO – TELECAMERE NASCOSTE
  • SCADENZARIO
  • INTERVENTI EDITORIALI DELLO STUDIO – “Accordo di Partenariato Commerciale” (in “Ratio Azienda”)

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Imposta sostitutiva per lezioni private dei docenti

L’art. 1, cc. 13-16 L. 145/2018 ha previsto che, dal 1.01.2019, ai compensi derivanti dall’attività di lezioni private e ripetizioni, svolta da docenti titolari di cattedre nelle scuole di ogni ordine e grado, si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali con l’aliquota del 15%, salva l’opzione per l’applicazione dell’imposta nei modi ordinari da comunicare nella dichiarazione dei redditi. Sembrano escluse dalla tassazione sostitutiva coloro che svolgono lavoro di docenza nella scuola statale senza titolarità di cattedra e chi non svolge attività di insegnamento nelle scuole.

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